La storia del Carnevale

03/03/2022

Le origini del Carnevale 

Il carnevale è una festa le cui origini sono antichissime. Ai nostri giorni è l'allegra festa che si celebra, nella tradizione cattolica, prima dell'inizio della quaresima. Etimologicamente la parola deriva dal latino "carnem levare", popolarmente tradotto "carnevale" o "carnasciale", perché anticamente indicava il banchetto di abolizione della carne che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della quaresima. Il carnevale rappresenta da sempre una festa del popolo, che si contrappone alle festività religiose ufficiali. È un momento in cui vige la più assoluta libertà e tutto diviene lecito: ogni gerarchia decade per lasciare spazio alle maschere, al riso, allo scherzo e alla materialità. Lo stesso mascherarsi rappresenta un modo attraverso il quale uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, negare sé stessi per divenire altro. 

La maschera è una maniera di negare se stessi, e cambiare ruolo sociale.

Le prime manifestazioni. 

Le prime manifestazioni che ci ricordano il carnevale nel mondo risalgono a 4000 anni fa. Gli Egizi, fin dai tempi delle dinastie faraoniche, furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, che presiedeva alla fertilità dei campi e simboleggiava il perpetuo rinnovarsi della vita. 

Nell'antica Grecia. 

Il carnevale greco veniva celebrato, invece, in varie riprese, tra l'inverno e la primavera, con riti e sagre in onore di Bacco, dio del vino e della vita. Le "Grandi dionisiache" dal tono particolarmente orgiastico, si tenevano tra il 15 marzo ed il 15 aprile, mese di Elafebolione, in Atene, e segnava il punto culminante del lungo periodo carnevalesco. 

Nell'antica Roma. 

I "Saturnali" furono, per i Romani, la prima espressione del carnevale e gradualmente, perdendo l'iniziale significato rituale, assunsero la chiara impostazione delle feste popolari, i cui relitti sopravvivono nelle tradizioni di varie zone della nostra penisola, soprattutto nell'Italia del Sud e nelle Isole. Le feste in onore di Saturno, dio dell'età dell'oro, iniziavano il 17 dicembre e si prolungavano dapprima per tre giorni e poi per un periodo più che raddoppiato corrispondente all'epoca dell'annuale ciclo delle nostre feste natalizie e per il loro contenuto al nostro carnevale. Caratteristica preminente dei "Saturnali" era la sospensione delle leggi e delle norme che regolavano allora i rapporti umani e sociali. Da qui l'erompere della gioia quasi vendicativa della plebe e degli schiavi e la condiscendenza del patriziato, che si concedevano un periodo di frenetiche vacanze di costumi e di lascività di ogni genere. Erano giorni di esplosione di rabbia e di frenesia incontrollata, di un'esuberanza festaiola che spesso degenerava in atti di intemperanza e di dissolutezza. 

Remember the future, è il tema di quest'anno.

Nel Medioevo. 

La personificazione del carnevale in un essere umano o in un fantoccio, risale, invece, al Medioevo. Ne furono responsabili i popoli barbari che, calando nei paesi mediterranei, determinarono una sovrapposizione, o meglio una simbiosi, di usi e di costumi, assorbiti quindi dalla tradizione locale, che ne ha tramandati alcuni fino ai giorni nostri, mentre altri si sono fatalmente perduti durante il lungo e agitato andare del tempo. La chiesa cattolica e le autorità ecclesiastiche, pur tollerando le manifestazioni carnevalesche come motivo di svago e di spensieratezza, di cui la gente, credente o non, teneva in debito conto, considerava e considera il carnevale come momento essenziale di riflessione e di riconciliazione con Dio. Si celebravano, come tuttora avviene, le Sante Quarantore, (o carnevale sacro), che si concludevano con qualche ora di anticipo la sera dell'ultima domenica di carnevale. Il carnevale ha termine il giorno del mercoledì delle Ceneri, ovvero 40 giorni prima di Pasqua, quando, per la chiesa cattolica ha inizio la Quaresima. 

Il Carnevale della città litoranea di Viareggio con i carri.

ESERCIZI DA SVOLGERE SUL QUADERNO COMPRENSIONE. 

1. Che cosa significa la parola "carnevale"? 

2. In onore di quale divinità veniva celebrato il carnevale nell'antica Grecia? 

3. Come si chiamava il carnevale degli antichi Romani e quale funzione aveva? 

4. Quali caratteristiche del carnevale medievale si sono mantenute fino ad oggi? 

Le feste più famose in Italia

Il Carnevale è una festa molto divertente, soprattutto per i bambini. In Italia e nel mondo si organizzano sfilate e spettacoli con carri e costumi, si fanno scherzi, si indossano vestiti in maschera, si tirano coriandoli e stelle filanti per strada. Vediamo le tradizioni più conosciute e particolari che festeggiano il Carnevale in Italia. In molte città vengono costruiti carri allegorici. I più famosi sono probabilmente quelli di Viareggio, in Toscana: sono carri di cartapesta giganteschi che rappresentano personaggi politici, sociali e dello spettacolo ed eventi che riguardano l'Italia ma anche il resto del mondo. 

Ad Ivrea, in Piemonte la battaglia delle Arance

Avete mai sentito parlare della battaglia delle arance a Carnevale? In Italia succede da secoli ad Ivrea, durante il Carnevale tra i più antichi del nostro Paese. Leggete da dove nasce questa curiosa tradizione e dove finiscono le tonnellate di arance che i cittadini si lanciano addosso.

Il Carnevale di Ivrea è uno dei più antichi d'Italia ed è l'unico che porta avanti alcune tradizioni fin dal Medioevo. Una delle caratteristiche più affascinanti di questo Carnevale italiano è la famosa "battaglia delle arance": per strada, durante la parata, scatta una vera e propria battaglia a suon di arance tra i cittadini!

Tutti si sporcano e a volte si prende qualche bella botta, perché le arance sono dure!

SPRECO DI CIBO?

La polemica, però, c'è da sempre: perché sprecare, ogni anno, ben 600 tonnellate di ottime arance lanciandole e distruggendole a terra? La risposta è semplice: perché non sono arance buone da mangiare.

Gli agrumi lanciati durante i giorni del carnevale di Ivrea, infatti, sono arance "speciali" che arrivano dalla Calabria e che non hanno le caratteristiche adatte al consumo umano. In pratica, non sono buone da mangiare. Inoltre, alla fine della giornata l'azienda dei servizi ambientali di Ivrea raccoglie le arance da terra e le deposita in vasche speciali dove, in alcune settimane diventeranno compost, ossia un ottimo concime naturale per uso agricolo.

UNA TRADIZIONE SECOLARE

La battaglia delle arance è il simbolo del Carnevale di Ivrea, che tiene sempre vivo il ricordo delle lotte che i cittadini hanno portato avanti nei secoli per non soccombere ai soprusi dei tiranni.

La tradizione di lanciare le arance dai balconi sui carri e viceversa, si dice che sia nata nel Medioevo, quando i feudatari regalavano una volta all'anno una cesta di fagioli al popolo. Tale ridicola elemosina, nel tempo, portò le varie famiglie a lanciare con disprezzo i fagioli fuori dalla finestra.

Durante il Carnevale questo gesto di ribellione ha preso vita attraverso diversi oggetti. Prima gli stessi fagioli, poi i coriandoli, i confetti e in tempi recenti le arance, che venivano usate soprattutto dalle ragazze, che dai balconi volevano farsi notare dai ragazzi sui carri.

Un carnevale storico, una tradizione che mischia leggenda e presente

Nel tempo quest'usanza è diventata una vera battaglia che attira tanti curiosi da tutta Italia per vedere questo scontro all'ultimo spicchio!

Oggi si rischia di essere presi ad "aranciate" se si arriva al Carnevale senza il tradizionale copricapo rosso, che deriva da un'altra leggenda molto cara agli abitanti della città piemontese: la storia della Mugnaia Violetta, una leggenda che dimostra come il popolo si sia sempre ribellato alle ingiustizie dei potenti.

Violetta, era una bellissima ragazza, figlia di un mugnaio,che portava un cappello rosso, molto lungo che le cadeva su una spalla. Promessa in sposa ad un ricco signore locale, una sera che era stata invitata al palazzo dal tiranno, Violetta invece di sottomettersi, lo fece ubriacare e lo uccise.

Dopo questo gesto di protesta poi, la ragazza scese in piazza e sollevò tutto il popolo contro i ricchi del paese.

La battaglia delle arance nella città di Ivrea.

Il Carnevale di Venezia è più elegante che ribelle. Le maschere veneziane sono molto belle e raffinate e sfilano nei vicoli o sulle barche lungo i canali. L'evento più atteso è il Volo dell'Angelo a Piazza San Marco: un artista attaccato ad una corda scende dall'alto del Campanile di San Marco e arriva fino alla piazza dopo aver "volato" sospeso nel vuoto. È il Carnevale più famoso d'Italia e le sue maschere fanno più sognare che divertire: arrivano turisti da tutto il mondo per vederlo. 

Il Carnevale che si festeggia a Cento, in Emilia Romagna, è più trasgressivo di quello di Venezia. Inoltre, dagli anni 90 è gemellato con quello di Rio de Janeiro e anche qui ci sono ballerine, musiche e costumi che ricordano molto le atmosfere del Brasile. Per questo è conosciuto anche a livello internazionale e fra gli eventi più particolari ricordiamo il "gettito", che consiste nel lancio di pupazzi, caramelle e altri oggetti in mezzo alla folla. 

Anche in occasione di questa festa, in Italia ci sono ricette tipiche che cambiano da regione a regione, ma spesso si preparano meno piatti salati che dolci. Quelli più conosciuti sono sicuramente le "chiacchiere", sfoglie fritte e croccanti ricoperte di zucchero a velo.