Le figurine Panini, un'azienda italiana nel mondo.

07/04/2021

La Panini venne fondata nel 1961 quando i fratelli Panini, già titolari nel 1945 di un chiosco nel corso Duomo di Modena gestito dalla madre e nel 1954 dell'omonima Agenzia di distribuzione di giornali, decisero di commercializzare la prima collezione Calciatori Panini: sulla copertina il milanista Nils Liedholm. 

Stand della Panini, nella Biennale del Libro di Rio de Janeiro

Da allora fino al 1988, l'azienda modenese è stata gestita dalla famiglia Panini (quattro fratelli: Giuseppe, Benito, Umberto, Franco) ampliandosi di anno in anno sino a raggiungere fatturati nell'ordine dei 100 miliardi di lire. Nel 1970 è pubblicato l'Almanacco illustrato del calcio italiano; è invece del 1972-73 il primo album con le figurine autoadesive.

Commemorando il 50esimo anniversario della Panini, é stato lanciato l'album dei Simpsons

La fortuna delle figurine Panini è nata, come spesso accade, per un caso. Agli inizi degli anni Sessanta, i fratelli Panini, dopo aver fondato a Modena un'agenzia di distribuzione di giornali, trovarono a Milano un lotto invenduto di vecchie figurine delle edizioni Nannina. Decisero di acquistarlo e di imbustare le figurine a due a due, in piccole buste bianche con cornice rossa, e di venderle a 10 lire. Ne vendettero per un'ammontare di quasi tre milioni di lire. 

Ecco come nascono le figurine Panini

L'inaspettato successo convinse Giuseppe, Benito, Franco Cosimo e Umberto: bisognava mettersi a stampare figurine e creare un album per la loro raccolta. Era l'anno 1961: la copertina del primo raccoglitore riportava l'attaccante del Milan, Nils Liedholm, e la prima figurina stampata fu quella di Bruno Bolchi, soprannominato "Maciste", capitano dell'Inter.

Le famiglie del made in Italy: la storia delle figurine Panini

Raccogliere ordinatamente le amate figurine divenne uno dei giochi più belli per i bambini degli anni Sessanta e Settanta. Si miravano e rimiravano, si scambiavano, si mettevano in premio nelle gare più diverse, si donavano, si rubavano. 

Si mettevano da parte le paghette settimanali e si sognava di diventare campioni, per avere un giorno la propria immagine su una di quelle figurine e partecipare ai successi della squadra del cuore, magari anche della nazionale. Che soddisfazione, poi, trovare il pezzo che mancava da tempo. Nascevano così delle vere e proprie passioni da collezionisti, più povere di quelle dei grandi magnati, ma forse più sane. 

La Rovesciata più bella - Origine delle figurine Panini a Modena (IT sub)

Nonostante la concorrenza di giochi più tecnologici, il fascino delle figurine continua ad ammaliare i bambini (e, spesso, pure gli adulti). Anche la ditta familiare dei Panini, nel frattempo, dopo aver assunto dimensioni planetarie, ha mutato pelle, attraversando crisi industriali, passando di mano e cambiando gestione più volte. Per raccontare la storia di questa passione, oggi, a Modena c'è un luogo magico, il Museo della figurina. Nato dalla passione di Giuseppe Panini, a sua volta contagiato dalla mania del collezionismo, il Museo raccoglie centinaia di migliaia di pezzi, donati nel 1992 al Comune della città, ormai considerata la capitale mondiale di questo piccolo oggetto di grande contemplazione.

In Brasile la "Turma da Mônica" é pubblicata dalla Panini.

La storia della figurina viene raccontata per filo e per segno, dai suoi antecedenti più antichi all'invenzione della stampa cromolitografica, per arrivare agli sviluppi moderni del fenomeno: l'esordio francese nella seconda metà dell'Ottocento, l'avventura italiana dei concorsi a premio negli anni Trenta del Novecento, la storica collezione della Liebig (la più famosa del mondo), fino alle immagini sportive e agli album dal secondo dopoguerra. Insieme alle figurine propriamente dette, la raccolta comprende materiali affini: piccole stampe antiche, scatole di fiammiferi, bolli chiudilettera, carta moneta, menu, calendarietti, segnaposto, etichette d'albergo, album pubblicati dalle ditte per raccogliere le serie o creati per passatempo dai collezionisti seguendo solamente il proprio gusto e la propria fantasia... 

 La stessa fantasia, la stessa passione che hanno spinto intere generazioni a passare ore e ore nell'attesa del momento fatidico. Quello che ti illuminava gli occhi: "Ce l'ho... Ce l'ho... Mi manca!".